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Lu Riu

Nel leccese è usuale festeggiare Lu Riu, una volta i leccesi erano soliti recarsi in pellegrinaggio alla chiesina della Madonna d’Aurio posta nel feudo di Surbo, ma vicinissima alla periferia leccese. Il pellegrinaggio si concludeva poi con un momento di convivialità, con il consumo dei pasti che si erano portati da casa.
Il nome di questa usanza deriva proprio dalla madonna di Loreto a cui dedicata la chiesa, d’Aurio è stato trasformato in dialetto in “Lu Riu”.
L’intera famiglia, con amici e parenti, si dedicano quindi a una giornata all’aria aperta il martedì o il giovedì dopo Pasqua (a seconda del bel tempo), ai confini del paese o poco fuori detti finita, dal latino fines: confine.
L’amministrazione comunale stessa ogni anno, da ormai dieci anni, organizza la giornata de “Lu Riu: la pasquetta dei leccesi”: una giornata ricca di appuntamenti per divertire i grandi e, soprattutto, i bambini, in genere organizzata nel meraviglioso Parco di Rauccio.

Perchè si mangiano le uova a Pasqua?

Uova

Mio nipote ha sparato la domandona: “Perchè si mangiano le uova a Pasqua?” Mio cognato allora di rimando “non te l’hanno spiegato a scuola?”
“Boh…”
“Non ci credo, prendi il quaderno.”
Va subito a prendere il quaderno ed ecco che spunta fuori una paginetta in cui si parla di uova come simbolo dell’universo che evolve e bla bla bla che sembra copiato pari pari da internet.
Allora insegnare ai bambini una cosa del genere da un lato è terribile perchè non rimarrà nulla di ciò, un bambino delle elementari non si andrà mai a ricordare una simile spiegazione, dall’altro è dimenticare totalmente la nostra cultura. Prima durante la Quaresima l’astinenza non era soltanto dalle carni, era proibito anche mangiare uova, latte e tutti i suoi derivati.
Le massaie quindi mettevano da parte le uova delle proprie galline durante questo tempo, che talvolta raggiungevano centinaia. Si sarebbe fatta la scorpacciata di uova nei giorni di Pasqua e Pasquetta.
Parte di queste uova, veniva donata al Sacerdote che nella settimana dopo Pasqua sarebbe passato ben benedire le case.
Quindi non c’era nessun simbolismo astruso, le uova venivano accumulate durante la quaresime e alla prima occasione si approfittava per smaltire le scorte in eccesso, ed è così che le uova sono diventate il simbolo della Pasqua, perchè era un cibo proibito in Quaresima che uno si trovava sempre davanti agli occhi desiderandolo e alla fine a Pasqua poteva farne un’abbufata.
Comunque come nota a margine va detto che spesso se ne accumulavano troppe nacque una festività intermedia in cui se ne potevano usare alcune, la festa di San Giuseppe in cui venivano usate le più vecchie per fare le zeppole, se poi la raccolta di uova era stata proprio grande una famiglia poteva approfittarne per allestire a scopo propiziatorio una tavola di San Giuseppe.

Le puddhicascie

Nella scuola primaria G. Susanna hanno pensato di promuovere un’antica tradizione pasquale con l’aiuto delle mamme, nonne e insegnanti: preparare le puddhicascie. La cosa mi riporta ai tempi della mia infanzia, anche nella mia scuola da piccolo ci insegnavano la tradizione delle puddhicascie, dette anche puddhiche o più diffusamente nel Salento cuddhure, infattiil giorno di pasquetta fino a cinquantanni fa era conosciuto in Salento come la “Madonna de le cuddhure”.
Le puddhicascia è una sorta di pane dolce legata al culto della Quaremma che si prepara durante la settimana santa e si consuma di pasquetta.
Il dolce è guarnito con uova sode accumulate nella quaresima. Il numero variava da una a più uova sode nel mezzo o tutt’intorno, ma sempre in numero dispari perché procurano prosperità e fortuna.
Può assumere svariate forme, intrecciato come un cestino, oppure un pezzo unico nella forma di un pupazzo, una bambola, di angelo, di margherita, di uccello, di galletto, di colomba, di tartaruga, di fischietto.
Forma di particolare importanza era quella a cuore, giacché le giovani donne donavano le puddhicascie come pegno d’amore ai loro futuri mariti nel giorno di Pasqua affinchè lo consumassero il giorno dopo.

 

Non ci credo ero in una tempesta di sabbia e non me ne ero neanche accorto

Davvero ha dell’incredibile, mi sveglio stamattina, c’è un pò di nebbiolina e penso che dovrò stare attento alla strada. Sul balcone vedo come della terra che si è posata sul marmo e subito penso ai lavori che stanno facendo vicino, loro scavano e sto sempre a pulire perchè la terra vola.

La mattinata passa tranquilla finchè non do un occhiata alle notizie su internet e scopro “Tempesta di sabbia sul Salento“, d’accordo che sono decenni che si parla di desertificazione del Salento, ma addirittura le tempeste di sabbia… io il clima non lo capisco più.

Frutta in polvere una conserva diversa

Frutta in polvere

La frutta in polvere della FoPo

L’essiccazione è uno dei metodi di conservazione più antichi. E’ un vero peccato che la frutta e la verdura troppo mature vengano sprecate ogni giorno in tutto il mondo in quantità incalcolabili. Questa idea potrebbe ridurre seriamente gli sprechi alimentari di aziende e supermercati e fornire prodotti ancora validi grazie all’essiccazione. Staremo a vedere se il progetto prenderà piede su larga scala.

Ecco allora l’idea di trasformare la frutta che ha superato il punto della perfetta maturazione in cibo in polvere in modo da conservarla molto a lungo e renderla disponibile per l’alimentazione senza sprecarla inutilmente.

E’ nato così il progetto FoPo Food Powder. La società che se ne occupa raccoglie i prodotti troppo maturi e li trasforma in polvere per estendere la loro durata di 2 anni. L’obiettivo principale del progetto è l’impegno per dire stop agli sprechi alimentari e alla fame nel mondo.

Per portare avanti questa iniziativa non servono nuovi prodotti o tecnologie avanzate. Si restituisce semplicemente un nuovo valore a prodotti alimentari che altrimenti andrebbero sprecati. L’attività al momento si sta espandendo verso diverse tipologie di frutta e verdura troppo matura.

Al momento è stato realizzato del cibo in polvere in tre gusti: banana, lampone e mango. Presto nascerà una nuova polvere all’ananas. Questi prodotti mantengano dal 30% all’80% del valore nutrizionale della frutta fresca e possono essere utilizzati per torte, gelati, frullati, succhi di frutta eccetera…

Sono rimasto molto colpito dall’idea anche perchè sembra che sia possibile ottenere la polvere anche dalle bucce, così nei prossimi giorni ho intenzione di fare anche io qualche esperimento casalingo per realizzare un pò di polvere di frutta per l’inverno, magari anche non solo frutta anche ortaggi e verdure. Non vedo l’ora di iniziare a sperimentare.

Galatone avvolta da fumi tossici?

Fumo tossico dal vecchio depuratore di Parabita

Fumo tossico dal vecchio depuratore di Parabita

Sembra che la leggera foschia presente ieri sera e la nebbia della sera prima su Galatone forse una nuvola di fumo molto rarefatta proveniente da Parabita.
In un vecchio depuratore dell’Acquedotto Pugliese sono andate a fuoco delle sterpaglie generando una nuvola di fumo che avvolto il triangolo compreso tra Parabita, Alezio e Sannicola, il fumo sarebbe stato avvertito anche a Collepasso, Galatone e Lido Conchiglie e altri Comuni fino a Nardò.
Il fumo denso, simile a nebbia, ha avvolto le case e le strade e, in assenza di vento, è rimasto stagnante a far lacrimare gli occhi e a riempire i polmoni. L’acre odore di plastica e gomma bruciata che ha impregnato l’aria fino a causare bruciori di gola e mal di testa. Chi ha potuto ha chiuso porte e finestre e acceso l’aria condizionata. Gli altri sono stati costretti a chiudere ugualmente le finestre, nonostante il caldo afoso che, anche durante la notte, ha mantenuto le temperature ben al di sopra dei venti gradi.
Le centraline di monitoraggio di Neviano hanno rilevato una brusca impennata dei valori di pm10 con livelli di smog pari a quelli del centro di Milano.

fonte: Galat1 – L’origine della misteriosa nuvola di fumo su Galatone